Come avviene il processo di refrigerazione nelle celle frigorifere?

Il processo di raffreddamento all’interno delle celle frigo si basa sul raffreddamento di un fluido attraverso l’evaporazione di un liquido refrigerante. Il funzionamento è garantito dal circuito frigorifero, che include l’organo di laminazione, il condensatore, l’evaporatore e il compressore. Le temperature che devono essere raggiunge variano in base al tipo di prodotto che deve essere conservato, in ambito alimentare ma non solo: si pensi, per esempio, ai fiori. Le celle frigo non sono gli unici dispositivi che vengono adoperati per la refrigerazione industriale e commerciale: tra gli altri ci sono i banchi frigo delle gelaterie, dei bar e delle pasticcerie, oltre a quelli per i supermercati. Non vanno dimenticati, poi, i frigoriferi che vengono adoperati all’interno delle cucine industriali e che includono anche le celle di fermalievitazione e le celle di stagionatura.

Che cos’è la refrigerazione

Attraverso i motori delle celle frigorifere è possibile fare in modo che la temperatura dei fluidi si riduca; questa è la refrigerazione, a cui si ricorre per la conservazione temporanea di merci che altrimenti rischierebbero di deteriorarsi, giungendo a temperature che possono toccare i 60 gradi sotto zero. Come è facile immaginare, l’applicazione della refrigerazione nel settore dell’industria alimentare risulta particolarmente delicata e importante: è grazie ad essa che è possibile allungare il tempo di conservazione degli alimenti, mantenere inalterate le loro proprietà organolettiche e soprattutto contrastare la proliferazione batterica.

Le temperature

La definizione della temperatura da impostare varia a seconda del tempo di conservazione e dalla tipologia di prodotto. Nella maggior parte dei casi, comunque, si va da 1 grado sotto zero a 8 gradi. Deve essere chiaro, ad ogni modo, che le migliori celle frigorifere industriali non si limitano a raffreddare gli alimenti, ma tengono sotto controllo anche tutti gli altri aspetti che potrebbero avere delle conseguenze sulla loro conservazione: per esempio

l’umidità relativa
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Le origini del presepe e della natività in Italia 

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Il presepe è probabilmente il vero simbolo concreto del Natale in Italia, più dell’albero addobbato. Un simbolo di tradizione e di cultura comune, che moltissime famiglie italiane preparano nelle loro case nei primi giorni di dicembre per poi deporvi la statuetta di Gesù bambino il 25 dicembre.

Il termine ‘presepe’ deriva dal latino presaepe, che vuol dire ‘mangiatoia’. Questa tradizione nasce innanzitutto dai Vangeli, che raccontano di come Gesù venne fatto nascere in un posto umile, all’interno di una mangiatoia di un bue perché Giuseppe e Maria non erano riusciti a trovare alcun alloggio per la notte. Un luogo estremamente semplice e umile, al freddo: qui è nato secondo la tradizione cristiana Gesù.

Oggi come oggi diamo per scontata la presenza del presepe, e ne conosciamo di tantissimi tipi: c’è quello tradizionale con le statuine, quello vivente, quello meccanico, e poi ovviamente ci sono anche presepi di alto pregio con statuette dipinte a mano. Realizzarlo è davvero semplice e basta un po’ di fantasia per avere tutto il necessario per realizzare il presepe in casa. Ma quale è la tradizione del presepe? Da dove viene questa rappresentazione sacra, quale è la sua storia?

Non tutti sanno che il presepe nasce in Italia, e che ha una storia (relativamente) recente. Andiamo alla scoperta delle origini della rappresentazione della Natività, per saper di più sul presepe e sulla sua secolare storia.

 Dove nasce il presepe

La raffigurazione della natività ha delle origini più antiche del nostro presepe come lo conosciamo oggi. Infatti i cristiani scolpivano e dipingevano la raffigurazione della nascita di Gesù nelle Catacombe e nel 1200 anche con le statue.

Tuttavia il presepe nasce nel 1223 grazie a San Francesco d’Assisi: è proprio lui, il Santo degli animali, a fondare il presepe. Si narra che l’idea venne al Santo quando partecipò al Natale a Betlemme e rimase così colpito che decide di poter rappresentare a sua volta la Natività, e per farlo chiese il permesso a Papa Onorio III.

A quel tempo però non c’era possibilità di fare rappresentazioni sacre in chiesa, così il Papa concesse a Francesco di poter tenere una messa all’aperto a Greccio, Umbria. Per l’occasione, accorsero anche numerosi contadini, frati, e si ricreò così un vero e proprio presepe. San Francesco inserì una mangiatoia in una grotta, accanto al bue ed all’asino, e così ricostruì la notte di Natale, con il primo presepe vivente. Probabilmente neppure il santo poteva immaginare allora che tipo di successo avrebbe avuto la rappresentazione del presepio che ancora oggi viene rievocato in tutte le città d’Italia.

Il primo presepe con tutti i personaggi però risale a qualche anno dopo: era il 1283, e Arnolfo di Cambio, scultore, decide di creare delle statuine che rappresentavano i re Magi e la scena della Natività. Questo primo presepe in statue è ancora esistente, si trova alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da quel momento, l’idea del presepe con le statue cominciò a diffondersi un po’ in tutta Italia, anche se in alcune città, come Napoli, è particolarmente sentito come rito natalizio. Fra il 1600 ed il 1700 ci fu un’ondata di artisti napoletani che cominciarono a riprodurre il presepe come delle statuine, in particolare riproducendo i personaggi nella loro vita di tutti i giorni: i pastori con le pecore, gli artigiani al lavoro, le donne che cucinavano. Le statue erano molto preziose, ricchissime di dettagli della vita quotidiana ma anche della tradizione locale.

 Il presepe oggi

Oggi la tradizione del presepe è ancora molto viva e sentita nelle città italiane, dove è possibile assistere alle rappresentazioni del presepe dal vivo (il c.d. presepe vivente) oppure di installazioni anche molto grandi, con statuette meccaniche e con tantissimi dettagli e particolari. Non mancano anche versioni un po’ più spiritose del presepe, ad esempio quelle che vedono anche vip e personaggi politici fra le persone inserite all’interno della natività.

Le opere di Fabio Massimo Ulivieri

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Fabio Massimo Ulivieri è un noto pittore italiano contemporaneo, conosciuto per aver fondato il movimento Symbolicum, un movimento artistico che è un vero manifesto dell’arte contemporanea. In un contesto dove spesso l’arte contemporanea è denigrata o non considerata a piena sufficienza, Ulivieri si caratterizza come un artista poliedrico, particolarmente votato al racconto dei luoghi tipici della sua città, dove è nato e dove lavora tuttora.

Milanese, veneziano, uno dei più grandi artisti meneghini secondo i critici che parlano di lui, Fabio Massimo Ulivieri è un vero esponente della storia di Milano messa su tela. Può essere considerato un poeta della pittura meneghina, che racconta la sua città in una maniera eclettica, particolarmente intensa.

Esponente del movimento della pittura contemporanea e simbolica, Fabio Massimo Ulivieri attualmente vive ed opera a Milano dove è nato nel 1956.

Dopo aver studiato nel capoluogo lombardo, fin da ragazzo partecipa a mostre che espongono le sue opere e partecipa poi anche a rassegne sia di rango nazionale che internazionale.

Co fondatore del Gruppo Artistico Symbolicum che fu presentato assieme al suo manifesto nel 1998, Ulivieri oggi è considerato uno dei maggiori artisti contemporanei del panorama meneghino e della pittura simbolica e contemporanea ed ha partecipato a numerose mostre e rassegne in tutta Italia e anche all’estero.

 Milano raccontata su tela

Una delle caratteristiche dell’arte di Fabio Massimo Ulivieri consiste nell’essersi focalizzato soprattutto sul racconto della città, e non una città qualunque: la sua città, Milano, vista dagli occhi di una tela.

Nelle sue esposizioni, Fabio Massimo Ulivieri racconta il capoluogo lombardo nella memoria, partendo dal suo sky line, ridisegnando i luoghi classici della città meneghina come per esempio il suo simbolo per eccellenza, il Duomo.

La pittura è per Fabio Massimo Ulivieri uno strumento di meditazione personale, che ridisegna i luoghi più evocativi di Milano, di Venezia, le due città che più ha vissuto, in modo assolutamente unico e personale. Dal Castello Sforzesco al Duomo di Milano, Fabio Massimo Ulivieri ridipinge i luoghi più belli e simbolici di Milano, tanto che viene considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte meneghina contemporanea, nella sua ricerca di rappresentazione della ‘Meneghinità di Milano’, come si è detto. Di che resurrezioni stiamo parlando? Delle opere di Fabio Massimo Ulivieri cominciate nel 1996, che sono un po’ la summa dell’arte di questo pittore meneghino che vuole rappresentare, come è stato detto di lui da esponenti artistici, la ‘conoscenza irrazionale’, la mancata distinzione fra oggetto e simbolo.

Avanguardia, come del resto è all’avanguardia Milano, modernità, irrazionalità, mistero: Fabio Massimo Ulivieri riesce a ricoprire di una patina onirica tutti i suoi lavori, facendo emergere da un’ombra bianca le più importanti cattedrali della sua città e le storiche abitazioni nobiliari veneziane.

L’originalità estetica di Fabio Massimo Ulivieri non è classica, non è ‘comune’, è assolutamente originale, ogni sua opera ha un valore proprio compiuto, tanto che può essere considerata un racconto. La memoria, la memoria della città è un tratto caratteristico dei lavori e delle opere di Fabio Massimo Ulivieri che si caratterizza con la sua originalità e compiutezza come una delle mani più interessanti del panorama artistico italiano.

Dipinge a spatola o a pennello, su supporti di diverso tipo, con tinte pastello che sembrano far uscire le sue opere d’arte direttamente da un sogno. Tanto che si è parlato, rispetto alle sue opere, di una vera resurrezione: un Duomo che risorge dalla nebbia, la Ca’ Granda di Venezia che risorge dal bianco della pittura. Memoria e immagine, figura e sogno, le opere d’arte di Fabio Massimo Ulivieri sono un mix di questi elementi che comporta un’unicità assolutamente inconfondibile nel suo tratto artistico.

Il Rinascimento fiorentino: periodo fondamentale della storia dell’arte

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Nella storia dell’arte, il Rinascimento è stato senza dubbio un periodo di grande importanza. Culla di questo lasso di tempo che va all’incirca dalla seconda metà del Quattordicesimo secolo fino al Sedicesimo d.C. è stata la città di Firenze.

Si parla di “Rinascimento” in quanto fase di rinascita e punto di rottura tra il mondo antico e quello moderno, dove per la prima volta si realizza una nuova percezione dell’individuo, visto adesso come soggetto capace di esprimersi e creare in modo indipendente rispetto alle opere classiche, prese sì come spunto, ma per rielaborazioni creative e originali. Uomo e natura sono adesso al centro, a differenza e in contrapposizione ad un periodo più repressivo come quello precedente del Medio Evo.

L’arte rinascimentale voleva rappresentare la realtà in modo esatto, in particolare con l’arte del disegno – capace di fare da anticamera in qualsiasi progetto -, di cui Leonardo da Vinci ne fu il massimo interprete nel periodo del Rinascimento cosiddetto “maturo”. In precedenza, dopo la prima fase iniziale più rudimentale, fu l’epoca di Lorenzo il Magnifico – autentico simbolo del Rinascimento – come documentato nella storia di Firenze, quella di maggiore importanza per l’espansione di grandi artisti, anche al di fuori del contesto della Toscana. Fu precursore dell’Umanesimo ispirato in precedenza a Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, con la riscoperta dei classici come punto di partenza per una rinascita artistica.

L’aggettivo “fiorentino” è dovuto proprio al luogo per eccellenza dal quale si sviluppò nel Quattrocento, per poi diffondersi in tutta Europa a macchia d’olio.

Gli artisti di Firenze provenivano in larga parte da una formazione nelle famose “botteghe” attraverso una lunga gavetta – necessaria per diventare “maestro” dell’arte -, ognuna caratterizzata da una particolare specializzazione. Numerose e famose le famiglie che istruivano gli apprendisti, tra le quali: Ghiberti, Pollaiolo, Della Robbia, Del Verrocchio e tante altre, dalle quali sono usciti artisti del calibro di Giotto, Brunelleschi, Botticelli, Masaccio, Michelangelo, Leonardo da Vinci e molti ancora.

Opere e artisti più importanti del Rinascimento

Tantissime le opere d’arte di rilievo del Rinascimento fiorentino, e tre in particolare le figure artistiche di riferimento nei rispettivi campi.

Nell’Architettura, fondamentale la creazione di

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